Venire con un'altra disposizione: quella di voler sentire.
Non vengo a Fine Arts Paris con il vocabolario degli specialisti, né con la sicurezza di chi sa riconoscere immediatamente un'epoca, una mano, una provenienza o il valore di un'opera.
Sentire ciò che accade quando ci si ferma davanti a un disegno antico, a un mobile, a una materia lavorata, a un dipinto, a un oggetto di cui il tempo ha preservato la presenza. Sentire ciò che attrae senza spiegarsi subito. Ciò che stupisce. Ciò che resiste allo sguardo. Ciò che, a volte, lascia indifferenti — e ciò che quell'indifferenza racconta anche di noi.